CONTRIBUTI

La Città come luogo di nuove relazioni per una democrazia comunitaria.

Chi descrive la vita in città oggi si sofferma sulla “prossimità distante” delle nostre vite: siamo vicini, ma non ci conosciamo, siamo un po’ tutti passanti  frettolosi che passano sfiorando gli altri senza incontrarli. Le persone vivono negli interni delle loro case e spesso sono interni che escludono, che legano tra loro le persone per cerchi e per famiglie, per somiglianze, per appartenenze. Le periferie delle nostre città sono sempre più spesso abitate da persone sole, da esuli, da migranti, da anziani.

E allora una domanda attraversa la città contemporanea: è ancora possibile abitare insieme tra diversi? Come legare dimensione privata individuale e dimensione collettiva?

La città quindi ha una doppia natura, è allo stesso tempo luogo di appartenenza, comunità nella quale ci si riconosce ( Polis) e convergenza di persone diverse entro uno spazio unitario ( Civitas).

È in questa città che si divide tra l’anonimato del pubblico e la solitudine del privato che oggi siamo chiamati a generare spazi di condivisione dove fare esperienza diretta e familiare dell’altro, dove incontrarsi, avvicinarsi tra diversi, dove ritrovare il gusto di incontrarsi e imparare ad ascoltare ed ad esprimersi. Vogliamo tornare a camminare nelle nostre città  per ritrovarci con l’amico e con lo sconosciuto e attraverso questi incontri prendere coscienza del luogo che abitiamo e di noi stessi imparando così a vivere insieme e a costruire un’altra storia.

Solo se si dà vita a relazioni nuove, si offre alla città la risposta che essa attende. Si apre quindi la possibilità che le nostre città cambino destino: invece di andare verso la frantumazione totale, con i conseguenti problemi di sicurezza, di chiusura dei quartieri, accade che si possa avviare un processo inverso e cominciare a promuovere, dare spazio, rafforzare una rete di relazioni di “diplomazia diffusa” popolare e decentrata.

Per riassumere vorrei proporre una citazione di Chiara Lubich, fondatrice del Movimento dei Focolari, durante un grande incontro di città del Sud America: “Tenendo la sguardo sull’obiettivo, nonostante le difficoltà, potremo ricomporre in un unico mosaico, partendo dalla dimensione dell’impegno quotidiano fino alle grandi scelte politiche per i nostri popoli, le mille tessere della reciprocità. Sapremo realizzare assieme una democrazia comunitaria partendo proprio dalle città. In esse nuove possibilità di partecipazione e una nuova disponibilità all’ascolto, apriranno strade inattese per il riscatto degli ultimi. Sapremo contagiare con l’idea e soprattutto con la pratica della condivisione dei beni, nella libertà, i circuiti economici e le istituzioni. Partendo dalla base, dalla città come dimensione fondamentale della politica, potremo fornire esperienze, progetti, idee utili anche per rinnovare la politica mondiale, oggi indebolita da forti ingiustizie, dimostrando che é possibile l’unità nella diversità,  un progetto politico condiviso pur nel rispetto del pluralismo, una società  globale, ma fatta di mille preziose identità.”

 

AUTORE

Rita Lucchi