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Society is the real happiness
Una nuova associazione per discutere di politica, di attualità, di cultura: d’istinto viene da chiedersi se se ne sentisse davvero il bisogno. Siamo stanchi dei molti talk-show dove i protagonisti sono sempre i soliti, e se non pontificano urlano, e se non urlano inanellano banalità. Non ci appassionano neanche le frasi a effetto lanciate sui social, secondo un modo di comunicazione talvolta superficiale e comunque effimero. Ci sentiamo schiacciati da questi anni difficili che hanno fatto assomigliare la vita quotidiana a un corso di sopravvivenza.
Così siamo portati a convenire con i frati della Certosa di Calci, che accoglievano i visitatori con il motto lapidario inciso in facciata: “Beata solitudo, sola beatitudo”. E pensiamo che è arrivato il momento di ritirarci in un proprio personale eremo, fra pochi amici congeniali che sappiano condividere con noi una vita più proiettata nel passato che curiosa del futuro.
Poi succede che un incontro, un’idea, un articolo arguto, un film meraviglioso, un gruppo di giovani promettenti, un’ingiustizia palese ci riaccendono il desiderio di discutere e confrontarci; e pensiamo che ci piacerebbe avere attorno un gruppo di persone, magari non sempre concordi col nostro pensiero, ma almeno in sintonia quanto a giudizi e a comportamenti. E, ancora una volta, riaffiora in noi l’istinto naturale alla comunità, alle relazioni, al confronto, e dunque alla dimensione politica; per cui accantoniamo il miraggio della vita solitaria per convenire con Shakespeare che “Society is the real happiness”.
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